L’ANPI di Monticelli

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Questo è il sito istituzionale dell’ANPI di Monticelli D’Ongina, contiamo sul vostro aiuto per informazioni, foto o racconti che ci possono aiutare ad aggiornare le schede con la vita e le imprese dei Partigiani.

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5 Responses to L’ANPI di Monticelli

  1. Davide says:

    Complimenti agli autori del sito,ottimo lavoro,ce n’era davvero bisogno.
    Un bellissimo 25 aprile quello di oggi: stamattina corteo con banda musicale,deposizione di corone di fiori ai monumenti e davanti alle scuole una bella iniziativa dei ragazzi delle medie di Monticelli ed un discorso “da ricordare” dell’ex sindaco di Piacenza Stefano Pareti.
    La giornata è proseguita con un pranzo al “Pozzo di Olza” dove si è cantato e suonato a più non posso fino a sera.
    davvero una gran giornata.

  2. Antonella Gallazzi says:

    Non commento l’articolo. Piuttosto dato il mio grande affetto per Monticelli d’Ongina e per l’Isola Serafini questa sera sono arrivata al vostro sito. Sono cugina di Dario Bianchera, il Comandante Dario. Vorrei dirvi che sua madre si chiamava Amabile (e non Amalia) e che è morto a Toscolano Maderno (non Tuscolano), vorrei dirvi che era il marito della patriota Ines Ragazzi. Vorrei dirvi inoltre che ho un articolo, tratto non so da dove (forse da un libro che Dario mi aveva dato e che andrò a ricercare in casa) L’articolo ha come titolo “Una donna, una bambina ed un cane. L’avete anche voi? E’ ricco di particolari. Parla di Ines, la moglie di Dario, patriota. E’ un articolo bellissimo che vorrei mandarvi in copia: dove indirizzarlo? Sono figlia di una partigiano combattente. Ho la tessera Anpi, ho partecipato a creare l’Anpi di Sirmione. Tengo alla memoria, a tramandarla, non bisogna scordare! Sono stata a Monticelli, in verità all’Isola, martedì. Dario mi aveva portato lì bambina, ora vi frequento da oltre mezzo secolo. Complimenti per il sito. Ditemi come contattarvi, vi darei l’articolo. Avrei anche qualche interessante libro da darvi. Fraterni saluti. Antonella

    • admin says:

      Rispondiamo solo ora perché il sito era stato sommerso da oltre 1000 messaggi di SPAM e solo adesso abbiamo cominciato a ripescare i commenti che erano rimasti sepolti nei mesi scorsi. (il problema è anche che l’ultimo Amministratore per impegni di lavoro aveva lasciato in sospeso la necessaria pulizia dallo SPAM)

    • carlo says:

      Carissima Sig.ra Antonella,anch’io ho scoperto da poco questo sito e ne sono estremamente felice perchè da anni cerco materiale su Dario Bianchera del quale presso la sezione ANPI di Codogno abbiamo tantissimi documenti.
      Le sarei grato se mi contattasse
      Barani Carlo

  3. Antonella Gallazzi says:

    Una donna, una bimba, un cane

    Sì, la storia dell’attività patriottica di Ines Ragazzi non potrebbe avere un titolo più adatto di quello che le abbiamo dato; anzi “una donna, una bimba, un cane e una bicicletta” che lavoravano sempre insieme dall’8 settembre sino alla liberazione.
    Intanto Ines ragazzi comincia con l’essere la sorella e moglie di partigiani, in quanto il vicecomandante Secondo è suo fratello ed il comandante delle S.A.P., Dario, (Dario Bianchera) è suo marito.
    La casa di Ines, in via P. Sacconi 25, è fervido centro di cospirazione, spesso sede delle riunioni di molti membri della Resistenza non soltanto piacentina. Per questo verrà ben presto individuata e colpita dai fascisti proprio nel periodo in cui si trovava in missione a Piacenza, indirizzato alla casa di Via Sacconi, l’attuale On.le Giorgio Amendola.
    Ma procediamo con ordine. Ines Ragazzi, malgrado le cure della famiglia, della bimba ancora molto piccola, svolge intensa attività cospirativa, non risparmiandosi missioni pericolose, come per esempio, quella compiuta nel marzo del ’44 quando riesce a prelevare da una caserma di Modena il soldato Achille Locatelli, restituendolo alla famiglia, dimorante a Cornovecchio, dopo aver provveduto a metterlo sotto la protezione delle S.A.P. che operavano nella zona Zerbio – Caorso, dove abitava suo cugino Germano Premoli.
    Ines opera attivamente specie nelle località lungo le due sponde del Po, tra Caselle Lande e Roncarolo, luoghi che vedono fiorire intensissimo il movimento partigiano di pianura, tanto da dar vita a un’intera brigata: la “Brigata oltre Po” e al centro propulsore delle Squadre S.A.P.
    Col passare dei mesi però e col susseguirsi delle azioni sapiste, è inevitabile che la casa di Via Sacconi, dopo un periodo di appostamenti e sorveglianza, venga un bel giorno circondata e perquisito. Un fratello di Ines, Aldo, è arrestato, mentre la stessa Ines, con sua madre, è costretta a sfollare. Infatti abbandona la città e si rifugia a Murardello. Nel frattempo alla casa di Via Sacconi si presenta Giorgio Amendola. La casa è chiusa e Amendola, che non sa niente di quanto accaduto, si siede pazientemente sui gradini ad attendere. Attende per delle ore, finché arriva per caso il comandante Dario, passato di sfuggita a dare un’occhiata. I due si incontrano, si spiegano rapidamente, si dicono quello che devono dirsi, poi si separano. Amendola verrà poi arrestato a Bologna.
    Ines, comunque, nonostante tutto, continua la sua attività dividendosi tra Piacenza, Gropparello e Sperongia, dove i suoi si sono definitivamente trasferiti. Unici fidi e spesso provvidenziali compagni dei suoi viaggi, la figlia Raffaella di quattro anni e il cane Alì, da cui non si separa mai e che le sono sempre accanto, anche nei pericoli.
    Una volta infatti, a Gropparello, Ines è riconosciuta da alcuni fascisti che cercano di seguirla. Lei riesce a sfuggire riparando in chiesa, o meglio, in canonica. Per fortuna si è in gennaio, e fa molto freddo, perciò dopo aver indugiato a lungo per ben assicurarsi riguardo gli inseguitori, la donna, avvolta in uno scialle della domestica del parroco, con la bimba in braccio, sguscia fuori rapida e silenziosa, inforca la bicicletta, seguita dal fedele Alì e parte alla volta di Celleri. Da Celleri si sposta fino a Cornovecchio, dove è la sua abitazione, ma, poco dopo, la casa viene circondata da militi della Brigata Nera di Codogno che vi fanno irruzione in piena notte. Ines riesce a non farsi prendere, ma i fascisti che hanno frugato dappertutto, non trovando nulla di compromettente, portano via 9.000 lire in buoni del tesoro, unico bene lasciato a Ines dal padre, caduto in combattimento nel 1917. Inseguita e braccata da tutte le parti, Ines Ragazzi ripara temporaneamente in montagna, presso le formazioni partigiane. Con lei sono sempre i suoi inseparabili compagni di lotta: la sua piccola Raffaella, il suo cane Alì e la bicicletta. Ma un accampamento militare è il posto meno adatto per una bambina di soli quattro anni. Allora, dal Comando della 38° Brigata Garibaldi, parte una lettera circolare diretta ai Comandi neofascisti di Codogno e di Lodi, in cui s’impone il rispetto delle famiglie dei patrioti pena il prelievo e l’internamento nei campi di concentramento partigiani, delle famiglie dei fascisti. È il parroco di Caselle Landi che s’incarica di far pervenire la lettera circolare che si rivela un ottimo mezzo per assicurare l’incolumità dei parenti dei patrioti della zona.
    Ines Ragazzi però, ad ogni buon conto, non si allontana troppo dalla formazione di suo marito; si ferma definitivamente in Val d’Arda, a Velleia, dove continua la sua attività patriottica e da dove verrà via soltanto il 25 aprile del ’45, beninteso con la bimba, il cane, la bicicletta

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